Magnetoterapia IN FARMACIA
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Qual'è la dimensione della piaga dei nostri tempi: l'Osteoporosi

MILANO - Nel 2010 ha causato la morte di 43mila persone e la perdita di oltre 26mila anni di vita, determinando un costo di 37 miliardi di euro per l’Unione Europea. Non è un bollettino di una guerra, ma alcune delle perdite causate da un nemico subdolo e silenzioso: l’Osteoporosi. E dietro i numeri ci sono storie di sofferenze personali e familiari che nessuna cifra può rendere con precisione. Un bilancio destinato ad aggravarsi ancora: per il 2025 è previsto un incremento del 29% del numero di fratture causate da questa piaga sociale. Se ne è parlato a Roma, da parte di un gruppo di esperti che collabora con la Fondazione Internazionale per l’Osteoporosi (IOF): Maria Luisa Brandi, Presidente della Fondazione Italiana per la Ricerca sulle Malattie dell’Osso: F.I.R.M.O. e Professore dell’Università di Firenze, Jean Yves Reginster dell’Università di Liegi, Juliet Compston dell’Università di Cambridge, John A. Kanis dell’Università di Sheffield e René Rizzoli dell’Università di Ginevra.

DUE NUOVI STRUMENTI - L’occasione era il lancio di SCOPE-Scorecard per l’Osteoporosi in Europa e la pubblicazione del Rapporto UE 27, due strumenti che permettono di conoscere nel dettaglio e confrontare tra loro i dati relativi all’impatto e alla gestione dell’Osteoporosi nei 27 Stati dell’UE, per aiutare e sollecitare i singoli governi a intraprendere iniziative che saranno tanto più efficaci quanto più armoniche e bilanciate. Il progetto SCOPE ha portato all’elaborazione di una scheda di valutazione dell’incidenza dell’Osteoporosi in Europa, che ha messo a confronto i dati relativi a quattro indicatori fondamentali di ciascun Paese: l’impatto attuale della malattia e la previsione di evoluzione nei prossimi quindici anni; il quadro delle istituzioni politiche e dei programmi di salute pubblica disponibili; i servizi esistenti per la diagnosi e la terapia; la capillarità e tempestività nell’utilizzo dei servizi. Ne è emerso un tessuto quanto mai diversificato, dove a realtà più avanzate si contrappongono situazioni più precarie, in cui gli indicatori di valutazione sono incompleti, se non addirittura inesistenti. Meno della metà degli Stati membri dell’UE riconosce l’Osteoporosi come una priorità per la Salute Pubblica, contro cui occorre agire immediatamente.

COSTI INSOSTENIBILI - Il professor Reginster Presidente della Società Europea per gli Aspetti Clinici ed Economici di Osteoporosi e Osteoartrosi, e Docente di Epidemiologia, Igiene e Sanità Pubblica ed Economia sanitaria all’Università di Liegi, ha messo in luce come i Costi – economici e sociali – dell’Osteoporosi già oggi non siano più sostenibili ne lo saranno in futuro, visto che l’invecchiamento della popolazione europea causerà un incremento sensibile di questa malattia, facendoli lievitare di un altro 29% appunto.  Ma perché gli interventi siano concreti ed efficaci, devono essere mirati e coordinati. Oggi, rilevato la professoressa Compston, Presidente del Gruppo di Consultazione dell’Unione Europea per l’Osteoporosi e professore di Medicina Ossea e Medico consulente Onorario all’Università di Cambridge, i dati relativi ai singoli Stati dell’UE possono essere comparati per la prima volta in modo organico proprio grazie a SCOPE, migliorando la consapevolezza del problema. Infatti, come ha illustrato il Professor Kanis, Presidente della Fondazione Internazionale Osteoporosi, Professore Emerito di Metabolismo Umano all'Università di Sheffield e Direttore del Centro OMS per le Malattie Osteo-metaboliche, SCOPE permette di incrociare a più livelli i dati relativi alla situazione dei 27 Stati UE offrendo una piattaforma per stimolare un approccio corretto e uniforme.

PREVENZIONE - La Professoressa Brandi, Presidente della Fondazione Italiana per la Ricerca sulle Malattie dell’Osso, F.I.R.M.O. e Professore Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’Università di Firenze, ha spiegato come, a causa della longevità degli italiani, la nostra situazione sia molto vicina all’emergenza e, auspicando che le forze politiche recepiscano il messaggio che arriva da questo strumento innovativo, ha fatto notare come la spesa relativa alla prevenzione sia solo il 2% dell’insieme. Anche se la situazione italiana non è tra le peggiori in Europa, occorre senza dubbio aumentare, migliorare ed estendere le cure e la prevenzione: solo in questo modo si potrà avere in futuro una diminuzione delle spese e del carico sociale. Anche il professor René Rizzoli, Presidente del Comitato di Consulenza Scientifica della Società Europea per gli aspetti Clinici ed Economici di Osteoporosi e osteoartrosi (ESCEO) e Consigliere IOF, nonché Professore di Medicina presso l’Ospedale Universitario di Ginevra, ha infine auspicato l’adozione di linee guida comuni per valutare un rischio, quello delle fratture che, se non esclude gli uomini, è più incisivo nelle donne in età post-menopausa, variando molto da Paese a Paese. Nello stilare questa tabella il gruppo ha dunque stabilito un punto di partenza essenziale per migliorare la gestione di questa malattia aumentando la consapevolezza della cura a livello comunitario.

Aggiornamento del 23 aprile 2013 | 16:33

Come agisce la Magnetoterapia nell' Osteoporosi

Nell' Osteoporosi il campo magnetico migliora l'osteogenesi . La magnetoterapia ha un’azione a livello della membrana degli Osteoblasti e sull'effetto Piezoelettrico dell'osso. Si ha una vivace produzione e deposizione del collagene con maggior ordinamento ed orientamento strutturale, un aumento dell'irrorazione vascolare e un aumento della mineralizzazione e riattivazione delle cellule in quiescenza. Inoltre si ha un aumento della resistenza ossea e aumento dell'attività elettrica (di natura elettrochimica).
Inoltre per i dolori articolari dell'Osteoporosi l'applicazione della Magnetoterapia favorisce un naturale effetto antinfiammatorio e quindi antalgico. Molti medici concordano oggi sulla assoluta convenienza di trattare l'osteoporosi diffusa o localizzata con sedute di Magnetoterapia, con tangibili benefici anche per l'attenuazione dei sintomi dolorosi.

Fonte: medicinaeoncologia.it

Osteoporosi: Cos'è, Come nasce, Come si manifesta, Come si scopre

 

COS’E’?  L’Osteoporosi è una malattia diffusa di tutto lo scheletro ed è caratterizzata da riduzione della massa con conseguenti alterazioni della microstruttura ossea, aumentata fragilità e predisposizione alle fratture spontanee.

L’Osteoporosi è una malattia attualmente molto frequente; negli ultimi 50 anni si è avuto un netto incremento della prevalenza di questa condizione patologica, causato da una maggiore esposizione a quelli che sono i principali fattori di rischio.

L’invecchiamento, l’abuso di sigarette, in particolare nelle donne, la diminuita attività fisica,il minore apporto di calcio con l’alimentazione e l’introduzione di acque oligominerali, povere di questo elemento, sono tutti fattori che predispongono l’organismo ad una perdita della massa ossea come si verifica nell’Osteoporosi.

La riduzione della massa ossea (BMD) che si verifica nella malattia osteoporotica porta ad un aumentato rischio di fratture patologiche, che è del 30% nelle donne e del 15% nell’uomo. Si è visto che nelle donne la mortalità per fratture è addirittura superiore a quella per carcinoma mammario.

L’Osteoporosi può essere classificata in primitiva, quando non è associata ad altre malattie, e secondaria, quando è causata da malattie endocrine, reumatiche, malassorbimento e farmaci.

COME NASCE

L’osso è un tessuto in continuo rimodellamento, grazie dall’attività delle cellule che lo compongono che sono gli Osteoblasti, deputati alla formazione dell'osso e gli Osteoclasti, responsabili del riassorbimento dei minerali dell’osso.

La massa ossea presenta variazioni fisiologiche in rapporto all’età e al sesso; dalla nascita fino all’età di 20-25 anni la nuova formazione di osso prevale sul riassorbimento fino a raggiungere un picco massimo, che rappresenta il capitale osseo di cui si dispone, all’età di 30 anni. Questo rimane stabile per un periodo compreso tra i 30 e i 40 anni; successivamente si ha una lenta e progressiva diminuzione della massa ossea, che è maggiore nella donna rispetto all’uomo. La quantità di massa ossea, a parità di età, è superiore nell’uomo.

Il processo di rimodellamento del tessuto osseo è sotto il controllo di numerosi fattori come gli stimoli meccanici locali e gli ormoni come estrogeni, androgeni, ormone della crescita (GH), paratormone (PTH) e la vitamina D.

Nell’Osteoporosi si ha un bilancio osseo negativo cioè la formazione di nuovo osso è inferiore al riassorbimento, con conseguente patologica riduzione della massa ossea.

I meccanismi patogenetici che determinano la malattia sono diversi nelle diverse forme di Osteoporosi; nell’Osteoporosi post-menopausale la malattia si ha a causa della carenza di estrogeni, i quali partecipano al processo di mineralizzazione dell’osso, mentre nella  forma senile si ha una riduzione delle cellule che normalmente partecipano al riassorbimento ed una loro minore attività.

Nell’Osteoporosi da steroide sono molteplici i fattori che concorrono all'aumentato riassorbimento osseo; il bilancio osseo negativo è tanto maggiore quanto maggiore è la durata della terapia.

COME SI MANIFESTA:

La malattia è clinicamente silente fino a che la perdita di massa ossea è tale da determinare fratture; nelle fasi iniziali o nelle forme lievi possono comparire dolore e deformazioni ossee.

Dolore:

è di tipo meccanico, compare cioè con il carico ed aumenta progressivamente con l’aumentare dello sforzo; è assente di notte e durante il riposo.

Deformazioni ossee:

interessano la colonna vertebrale e si manifestano con riduzione della statura e accentuazione della cifosi dorsale (gobba) dovuta a cedimenti multipli dei corpi vertebrali.

Le fratture interessano più frequentemente il polso, le vertebre, ed il femore sebbene ogni struttura scheletrica possa essere coinvolta per minimi traumi. Le più comuni sono le fratture vertebrali multiple, soprattutto nell’Osteoporosi post-menopausale, mentre nelle forme senili e da farmaci sono più colpite le ossa lunghe; non raro è il riscontro di fratture femorali negli anziani.

COME SI SCOPRE

La scarsa sintomatologia a cui la malattia si accompagna rende difficoltosa una diagnosi precoce, e quindi un adeguato trattamento dell’Osteoporosi. Il quadro clinico e i dati anamnestici sono utili a porre il sospetto della malattia e a fornire, con la ricerca dei fattori di rischio, le indicazioni per l’esecuzione di esami strumentali diagnostici. Questi sono in grado di quantificare la massa ossea; le normali radiografie sono infatti in grado di rilevare la diminuzione della densità ossea in uno stadio abbastanza avanzato, quando la perdita di minerali ha ormai raggiunto il 25-40%. L’esame di riferimento, “gold standard”, per la diagnosi è l’analisi della densità ossea a raggi X effettuata mediante la Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC) che fornisce un dato quantitativo del contenuto di calcio nello scheletro che viene poi confrontato con il valore medio di riferimento ricavato da adulti sani di 25-40 anni di età (fascia di età in cui la quantità di massa ossea è stabile e l’incidenza di fratture minima). La Densitometria è raccomandata:

• nelle donne che, nel periodo post-menopausale, hanno avuto una frattura;

• nelle donne che, sempre nel periodo post-menopausale, hanno meno di 65 anni di età e uno o più dei fattori di rischio e

• nelle donne con età superiore ai 65 anni.

Attualmente ha trovato larga diffusione una nuova metodica ad ultrasuoni per la misurazione della massa ossea che viene eseguita a livello del calcagno o delle falangi delle dita della mano.

Altri esami di laboratorio possono essere utili nel confermare la diagnosi e per escludere un’Osteoporosi secondaria ad altre malattie.

Fonte: Annalisa Marchetti, Lucia Limiti, Michele Sediari, Vincenzina Calabrese,

Maria Giovanna Danieli Clinica Medica, Dipartimento di Medicina Interna, Malattie Immuno-allergiche e

respiratorie, Azienda Ospedali Riuniti di Ancona

 

Diversi tipi di Osteoporosi

L'Osteoporosi classica è una malattia della terza età, e in primo luogo delle donne in menopausa. Si parla quindi di Osteoporosi senile o meglio, nella donna, di Osteoporosi post-menopausale. L'Osteoporosi post-menopausale è legata essenzialmente alla brusca caduta del livello degli estrogeni, gli ormoni sessuali necessari, tra l'altro, per il normale metabolismo osseo. Nel sesso maschile, l'Osteoporosi senile colpisce più tardivamente sia perché l'uomo ha in genere in partenza, per motivi genetici, un osso più robusto e più ricco di calcio, sia perché la caduta degli ormoni sessuali maschili è molto più lenta e graduale.
Esistono anche forme di Osteoporosi giovanile, che possono colpire a tutte le età. Queste forme sono decisamente meno frequenti dell'Osteoporosi post-menopausale.
Nel caso di riscontro casuale di Osteoporosi in una persona sotto i 50 anni, per esempio a seguito di una frattura, si deve di solito pensare a una Osteoporosi secondaria, cioè dovuta a una causa che deve essere ricercata e se possibile identificata.

Esistono molte forme secondarie di Osteoporosi, dovute a malattie di diversa natura: riconosciuta e messa sotto controllo la malattia primaria che ne è la causa, spesso l'Osteoporosi può risolversi, dato che nelle persone più giovani esistono buone possibilità di recupero della massa ossea.
Le malattie che più spesso sono causa di Osteoporosi, non sempre facilmente riconosciute perché povere di segni e sintomi rilevanti, sono:
- le malattie che determinano malassorbimento intestinale, e che quindi non permettono un assorbimento ottimale del calcio alimentare (malattia di Crohn, celiachia, ecc.);
- le malattie che portano a una ridotta assunzione alimentare di calcio, come l'anoressia nervosa;
- le malattie che determinano, in generale, un cattivo stato metabolico, e che in particolare determinano un'insufficiente disponibilità dei metaboliti attivi della vitamina D (malattie ostruttive respiratorie croniche, insufficienza renale cronica, epatopatie croniche);
- le malattie che determinano una continua perdita di calcio con l'urina (ipercalciuria idiopatica);
- le alterazioni del sistema endocrino che interferiscono con la regolazione del metabolismo osseo (ipogonadismi; menopausa precoce (prima dei 45 anni); amenorree prolungate (>1 anno); iperparatiroidismo; ipertiroidismo; malattia di Cushing; iperprolattinemia);
- malattie che interessano direttamente l'osso, come il mieloma multiplo; 

- malattie che riducono fortemente l'attività fisica o che richiedono lunghe cure a base di cortisone (artrite reumatoide, lupus eritematosus sistemico, fibrosi cistica, distrofia muscolare, trapianti d'organo, ecc.);
- malattie che richiedono l'uso cronico di particolari farmaci (oltre ai corticosteroidi già citati: eparina, anticonvulsivanti, antiacidi).

Ripetiamo: una corretta diagnosi e la consapevolezza che certe malattie possono direttamente o indirettamente causare Osteoporosi permettono di prendere tutte le misure necessarie per prevenire o ridurre i danni subiti dall'osso.

Fonte: Lega Italiana Osteoporosi Onlus

Artrite; Artrosi ed Osteoporosi: malattie diverse che a volte vanno assieme?

E' importante chiarire il significato di questi termini di uso molto comune, ma spesso interpretati in modo inesatto, perché si tratta di malattie che colpiscono milioni di persone.
Mentre l'Osteoporosi è una malattia dell'osso, l'Artrite e l'Artrosi sono malattie delle articolazioni, ossia di quelle complesse strutture che tengono unite fra loro due o più ossa distinte, in genere permettendo che esse eseguano movimenti reciproci con il minimo attrito. Si distinguono le grandi articolazioni (ginocchio, anca, gomito, spalla), e le piccole articolazioni (polso, mano, piede, vertebre...). Le articolazioni sono tenute insieme da un manicotto fibroso, la capsula articolare, e da complesse strutture a nastro (legamenti). La forma dei capi articolari delle ossa determina le possibilità di movimento reciproco, che possono essere più o meno ampie. Per intenderci, pensate ai movimenti possibili dell'articolazione della spalla e a quelli del gomito: la spalla permette movimenti dell'arto superiore praticamente in tutte le direzioni, il gomito si può solo flettere o estendere (piegare o raddrizzare). Le facce articolari delle ossa sono rivestite di un tessuto estremamente levigato ed elastico, la cartilagine articolare, che permette il movimento reciproco delle ossa con il minimo attrito, grazie anche alla continua lubrificazione assicurata dalla membrana sinoviale (una membrana sottilissima che riveste la faccia interna della capsula articolare).

Ogni alterazione o erosione delle facce articolari determina difficoltà e limitazioni nei movimenti, e soprattutto dolore.
Partiamo dalla condizione meno frequente.
Il termine Artrite indica una malattia articolare determinata da un processo infiammatorio. Le Artriti acute (a parte il Reumatismo articolare acuto) sono assai poco frequenti. Fra le Artriti croniche, la forma più comune è l'Artrite
Reumatoide. Si tratta di una malattia che può colpire a tutte le età, e che dipende da un processo infiammatorio di natura "autoimmune" - una specie di processo autodistruttivo, un'aggressione del nostro organismo contro se stesso -che provoca lesioni delle cartilagini e delle estremità ossee. Colpisce circa l'1% della popolazione, un po' più spesso le donne, in genere tra i 25 e i 50 anni. E' una malattia cronica che deve essere riconosciuta precocemente, richiede uno specifico intervento medico e deve essere curata con molta attenzione, pazienza e perseveranza, per ridurre nei limiti del possibile i danni e le sofferenze. 
L'Artrosi è invece una malattia osteo-articolare determinata da un processo degenerativo. E' più corretto parlare di Osteoartrosi, perché oltre alle cartilagini articolari sono sempre interessati anche i capi articolari delle ossa. Si tratta di una malattia frequentissima, che forse colpisce prima o poi, in forma più o meno grave, praticamente tutti coloro che arrivano a una certa età. E' una malattia da usura, nel senso che le articolazioni subiscono un danno che in qualche modo appare legato all'uso, e che si manifesta non improvvisamente, ma con il passare degli anni e dei decenni. Le forme più gravi riguardano spesso categorie particolari di persone, che per vari motivi sottopongono per molti anni le loro articolazioni a stress particolarmente violenti e prolungati. Per esempio, l'Artrosi della Colonna Vertebrale colpisce spesso chi per lavoro fa l'autista, e quindi per molte ore al giorno sta in posizione seduta, trasmettendo direttamente alle vertebre tutte le vibrazioni e le scosse della strada. L'Artrosi dell'Anca e del Ginocchio, forse le forme più invalidanti, sono spesso legate a un forte sovrappeso. L'Artrosi del Gomito e della Spalla è frequente in chi fa per anni lavori manuali pesanti (p.es. chi utilizza mazze, perforatrici, martelli pneumatici). Comunque, come avviene per tutte le malattie, la suscettibilità all'Artrosi è individuale, e a parità di "stress", alcuni avranno un'artrosi grave, altri praticamente non ne avranno.
L'Artrosi non si può "guarire", perché la cartilagine non si rigenera spontaneamente. In genere, la cura dell'Artrosi consiste nell'evitare ulteriori peggioramenti e nel ricorso ad analgesici e antinfiammatori contro il dolore. Nei casi più gravi e invalidanti, oggi, si può ricorrere a interventi chirurgici che sostituiscono l'articolazione colpita (es. anca) con una protesi artificiale. Si tratta comunque di soluzioni estreme, delle quali non è interesse discutere in questa sede.

Per concludere, possiamo dire che:
1) Chi è in sovrappeso andrà incontro più facilmente all'Artrosi, ma almeno in teoria è meno a rischio di Osteoporosi.
2) Chi è colpito da Artrite Reumatoide, sia per la malattia in sè sia per l'uso cronico di certi farmaci ha un rischio aumentato di Osteoporosi. In questi casi, sotto la guida del medico, bisogna attuare una precisa strategia di
prevenzione dell'Osteoporosi.
3) Sfortunatamente, quando si è avanti con gli anni, spesso si soffre contemporaneamente di Artrosi e di Osteoporosi.

 

Sottolineiamo a questo proposito che l'uso dei farmaci (i cosiddetti FANS), anche quando si tratta di prodotti "da banco" in libera vendita, DEVE essere discusso con il proprio medico. Se il loro uso occasionale è in genere del tutto sicuro, l'uso troppo frequente e prolungato può avere effetti collaterali indesiderati e anche comportare seri rischi.

Fonte: Lega Italiana Osteoporosi Onlus

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